Risveglio di coscienza Spiritualità

L’ARTE DELL’ARRENDERSI: COME FLUIRE NEL MONDO

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Bentrovato/a, durante la conferenza Una serata con Eckart Tolle tenutasi a Roma ad Aprile con enorme successo ( a proposito ad ottobre saremo a Milano Eckart Tolle Milano) una persona del pubblico mi chiese cosa veramente intendesse Eckart con l’arrendersi e la “resa”. Cercai di spiegarlo “ragionando” ma non ebbe successo questo approccio. Lui rimase con un grande punto interrogativo sulla testa ???. Insisteva: “cosa significa in pratica arrendersi?”.  Responsabilità mia non aver soddisfatto la sua curiosità. In questi ultimi mesi ho sentito veramente dentro cosa sia la resa  e quali problemi possa causare all’umanità la resistenza. Approfondiamo..

Il primo grande problema rispetto a questo concetto è che nell’accezione comune ed egoica l’arrendersi e la resa sono negativi. Siamo abituati ad avere sempre ragione e ad aggredire i nostri interlocutori e la vita.

Abbiamo un approccio predatorio rispetto all’esistenza che ci possa salvaguardare dal rischio di non potercela fare. Allora l’arrendersi viene equivocato con il non fare nulla oppure essere schiacciati dall’esistenza.

Quest’estate ho potuto sentire (non ragionare su) con chiarezza cosa sia la resistenza e quali conseguenze nefaste ne conseguano. Ciascuno di noi porta con sé un significato del mondo e della propria esistenza. Questo significato è egoistico e fine a sé stesso e tende a conservarsi. Tutta la dinamica della natura è conservativa. Le nostre posizioni conservative si radicalizzano e allora diventa molto difficile con gli anni smuoverci. Sviluppiamo resistenza e attrito rispetto alla vita, agli altri, al mondo e a noi stessi. 

Cosa significa resistere? 

Che non permettiamo intellettualmente alla vita e al mondo di divenire (di svolgersi) perché esso si scontra con la nostra idea conservativa.  Il mondo che diviene, la vita che scorre va a scontrarsi con le idee che abbiamo sul mondo. Quindi sviluppiamo resistenza la quale produce attrito. L’origine dei conflitti è tutta qui. Ciascun essere umano resiste e si arrocca. Difende le proprie idee sul mondo e cerca di non farsi permeare dalla vita che scorre. Se ciascuno di noi mollasse la presa sulle proprie idee rispetto al mondo non esisterebbe conflitto.

Perché accade questo?

Perché l’essere umano si sente minacciato nella sua struttura portante della personalità, nel suo ego. Questa struttura è estremamente utile e funzionale per poter vivere nel mondo ma quando troppo strutturata può essere l’enorme limite dell’essere umano. Dal momento in cui l’essere umano si sente minacciato in questa struttura, adotta comportamenti ancora più radicalizzati e fugge o attacca. Prevale l’aspetto istintivo predatorio. Faccio un esempio banale. Molte volte scrivo o dico cose scomode che possono far contorcere le budella. In particolare quando queste idee possono minacciare la struttura interiore radicalizzata di chi ascolta o legge.

Qualche volta mi è capitato di essere stato aggredito per questo. Io sapevo perché. Si può divenire dei feroci animali per poter difendere i propri sistemi interiori. Chi scrive o dice cose scomode è esposto agli attacchi personali da parte di persone che attivano il proprio sistema istintivo/predatorio.

Come ho potuto osservare tutto questo?

Spesso è più facile osservare comportamenti negli altri che in sé stessi (ma in fondo ciò che guardi negli altri lo puoi osservare in te stesso). Quest’estate ho potuto guardare comportamenti predatori e di resistenza nei miei figli, nipoti, suoceri, genitori. Ogni piccolo o grande conflitto nasceva dalla difesa delle proprie posizioni. Da idee sciocche a questioni esistenziali. Ogni conflitto nasceva dalla resistenza interiore, dall’opposizione e dalla non accettazione delle cose. Quando ci sono due ego strutturati e solidi (molto presenti anche nelle persone anziane) nessuno indietreggia e nessuno vuole cedere. Le posizioni si radicalizzano per paura di perdere qualcosa di essenziale che riguardi sé stessi. In questo atteggiamento c’è sicuramente una vena narcisistica, un intento prevaricante, un nascosto senso di inferiorità che non desidera emergere. Nessuno lascia nulla per paura di perdere e per non accettare il senso manifesto della vita nel suo fluire. Ad un certo punto pensando di rimanere fermi nelle proprie posizioni radicalizzate si finisce per perdere tutto, la vita stessa. Ci si sente messi all’angolo. A questo punto o ci si illumina e si osserva consapevolmente l’assurdità di certi atteggiamenti oppure ci si estingue.

C’è altro?

La società occidentale nell’ultimo secolo e mezzo ha sviluppato una attitudine al controllo veramente accentuata. Siamo la società del controllo e della manipolazione. La tecnologica ci controlla, i governi ci controllano, la gente ci controlla e così sviluppiamo anche noi senso del controllo. Il controllo cerca di piegare il divenire della vita alle proprie aspettative personali, alle idee fisse che abbiamo sviluppato negli anni. Tutto deve andare ossessivamente come lo abbiamo pensato. Se la vita prende dinamiche differenti non si accetta. Questo atteggiamento da controllore lo vediamo in maniera evidente quando soffriamo di una patologia che ci costringe a fare o non fare quello che potevamo pensare di dover fare prima. Il controllo è resistenza e la resistenza è non accettazione. La resistenza nasce anche dalla non conoscenza. Per inciso la maschera del controllore è conseguente alla ferita emozionale da tradimento, interessante vero? Chi controlla, per concludere, non si fida e non si affida. Perché si sente tradito e ha paura di poter essere ancora tradito. Da chi? Dalla vita.

Gli attuali sistemi economico/sociali/politici sono fondati su questa logica malsana e assolutamente folle: sul controllo e sulla manipolazione. Non c’è fluire, non c’è accettazione, non c’è saggezza.

Quale può essere l’alternativa?

Io ero un controllore/controllante. Io ero sicuramente un pazzo egoico confinato nei suoi confini mentali. Io ero una persona che non si affidava e resisteva. Infatti ero pieno di fissazioni, depresso e malaticcio. Non avevo compreso come prendere l’esistenza. Oggi fluisco. Non sono in grado di vivere in una resa incondizionata permanente così come suggerisce Eckart Tolle. Ma sento profondamente di cosa si tratti. Osservo la follia di un mondo che vive nella resistenza e non conosce ancora la resa. Questo mondo è malato. 

Come è stato possibile questo passaggio in me stesso?

In  primis non mi sono messo al tavolino pensando a questa evoluzione e progettandola. Né la ho misurata. E’ accaduta in un certo arco temporale medio/lungo. Sai quando mi sono accorto di essere realmente entrato in un flusso? Quando ho smesso di difendere le mie ragioni personali e le mie idee. Perché non sono mie e non mi interessano. Ora non immaginare che viva come un Budda sotto un albero. Sono un guerriero e mi do da fare. Dentro qualcosa è cambiato profondamente. A volte mi sento una sorta di fluidificante vivente che si inserisce tra gli attriti presenti nelle relazioni degli altri.

Ho fatto spazio, mi sono liberato del superfluo, ho svuotato l’armadio interiore. Ho mantenuto poco del passato e mi sono liberato di moltissimi attaccamenti. Vivo una vita sobria ed essenziale fuori e dentro. Ho creato aria psicologica. In questo spazio possono accadere delle cose molto interessanti. C’è la possibilità di far fluttuare idee creative e intuizioni. Per fare questo ho dovuto mollare la presa su tutto! Comportamento che apparentemente è rischioso ma il vero rischio è polarizzarlo dall’altra parte ossia resistendo.

Ricordo diversi anni fa quando pensavo ai corsi e alla mia attività di docente fantasticavo e sentivo di dover far accadere certe cose. In questo fantasticare c’era imposizione e controllo. Era resistenza. La resistenza causa sofferenza.

Cosa è l’arrendersi?

Nulla di tutto quello che hai pensato, forse. Nulla di passivo, doloroso, forte. Nulla di tutto questo. Un fluire dinamico, un essere compagni della vita e non oppositori. L’arte dell’arrendersi si sviluppa giorno per giorno cominciando dalle piccole cose. Questo non significa vivere passivamente. Si può continuare ad essere guerrieri e lottare per ciò che è giusto per noi. Possiamo essere impegnati o avere grandi obiettivi. Ciò che cambia è lo spirito, l’atteggiamento, l’attitudine. La resa spirituale risiede nel presente e nella presenza. Non ci sono residui di attaccamento rispetto ad emozioni del passato né aspettative sul futuro. E’ tutto qui! L’arrendersi è una sorta di pulizia interiore rispetto al superfluo, vivendo nell’essenziale e nell’essenza.

Chiudo con le parole di Eckart Tolle da un’intervista rilasciata ad Andrew Cohen:

In termini di concretezza, alla base, significa semplicemente dire “sì” a questo momento. Questo è lo stato dell’arrendersi: un “sì” totale a ciò che è. Non il “no” interiore a ciò che è. E il “sì” totale a ciò che è, è la trascendenza del mondo. È così semplice, una totale apertura a qualsiasi cosa si manifesti in questo momento. Lo stato usuale di coscienza è quello di resistere, di scappar via, di negare, di non guardare ciò che è.

Per chi può ci vediamo a Milano Eckart Tolle Milano.

Un abbraccio di cuore

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Luigi Miano
Luigi Miano
Life e Spiritual Coach, ricercatore nel campo dell’evoluzione e della consapevolezza dell’essere umano. E’ impegnato da anni, nello studiare e mixare conoscenze di ogni epoca e provenienza e creare percorsi divulgativi e di liberazione interiore accessibili a chiunque. E' dotato di forte senso pratico e la sua missione è quella di fornire strumenti di applicazione quotidiana. Il suo è un linguaggio semplice, ricco di metafore ed accessibile a molti.
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