Spiritualità

Come collegare una ferita emozionale al tuo destino

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Amico/a del Nuovo Mondo bentrovato. In questo post parleremo di un argomento veramente centrale nell’esistenza di un essere umano. Moltissimi mi chiedono a proposito del proprio destino. Chiaramente non posso dare sentenze a proposito del destino. Posso però con questo post fare alcune considerazioni a proposito che possono darti indicazioni chiave per andare incontro al tuo destino in maniera più fluida e gioiosa.

Lo sapevi che le ferite emozionali sono in connessione con il tuo destino? Probabilmente no, così come non lo sapevo io.

 Cominciamo con lo scrivere che la parola destino etimologicamente indica qualcosa di fisso, di statico, di immobile. Quasi a suggerire che da questo non si scappa per quanto non lo si ascolti, prima o poi..In realtà nella nostra vita ci sono un’infinità di punti di svolta, di decisione che possono portarci da una parte ad un’altra (ricordi il film Sliding Doors?)

Considera questo: noi siamo una imbarcazione con una rotta ben precisa e veniamo qui con delle indicazioni (una mappa). Durante il tragitto perdiamo la mappa. Ogni tanto ci arrivano idee circa il nostro tragitto perché sono impresse nell’anima. Nonostante questo  andiamo a zig zag con l’imbarcazione. Pensiamo di seguire la nostra della nostra volontà e ci sentiamo orgogliosi. Poi ci accorgiamo di essere fuori rotta. Arriva una tempesta e ci rimette parzialmente sulla rotta. E poi di nuovo noi, supponenti, ce ne andiamo da un’altra parte. E così via..(le tempeste sono quelle che noi chiamiamo disgrazie, malattie etc.).

Il nostro viaggio inizia così: noi siamo pura energia fusa con l’Unità cosmica. Noi siamo un sé non identificato costituito da luce ed energia. Questo sé decide di incarnarsi e sviluppare alcune conoscenze e capacità. Quindi lo spirito scende sulla terra, diviene materia attraverso un corpo fisico, emotivo e mentale (sviluppando un’anima). Dal momento in cui si incarna in una massa (che è anche energia) si immerge totalmente nella dualità e vive una separazione immanente (il peccato originale e ferita originale). Ossia il sé sente di non appartenere al tutto ma guarda l’esterno in maniera separata dall’interno. Durante questo affascinante e doloroso viaggio sulla terra il sé conosce tantissime cose, fa esperienza e sviluppa delle ferite che sono sostanzialmente iscritte nella memoria dell spirito. Le ferite sono parte integrante del destino poiché hanno un valore enorme. 

La ferita emozionale funziona esattamente come una ferita fisica. Apre uno squarcio nella solidità della massa. E’ una nuova apertura. Naturalmente è dolorosa, crea rossore, si infiamma. Quindi va trattata, va lavata, va detersa, va disinfettata. Poi ci sono due modi per rimarginare una ferita: uno è quello di congiungere i lembi e l’altro è costituito dal far emergere nuovo tessuto che congiunge i due lembi di carne. In quest’ultimo caso all’interno del vuoto, della separazione, del caos nasce nuova materia, nuovo tessuto. In questo secondo caso possiamo guardare l’opportunità che offre la ferita: essa procura una apertura all’interno della solidità della materia, quindi caos, disordine. C’è una prima reazione dolorosa che può portare a negare la ferita oppure ad accorgersene, a trattarla e a permettere con il tempo di creare nuovo tessuto e quindi talento (capacità).

L’esperienza delle ferite (o le esperienze è meglio) sono scritte nel libro del destino. Scegliere una determinata famiglia, vivere una gestazione dolorosa, combattere fin da bambini con l’ambiente scrive le ferite che vivremo.

Ecco quali sono le nostre ferite fondamentali che probabilmente abbiamo attraversato nella totalità o quasi.

Ferita da rifiuto: ferita profondissima, in cui ci si sente respinti in tutto il proprio essere, proveniente dal genitore del proprio sesso. Il corpo scompare, occupa poco spazio. La reazione è la fuga. Si ha difficoltà a incarnarsi, a occupare il proprio posto nel mondo, ad affermarsi;

Ferita da abbandono: generata dal rapporto con il genitore del sesso opposto, crea dipendenza emozionale e affettiva e predisposizione al vittimismo. Il fisico è molle in alcune parti. Il dipendente cerca approvazioni e pareri a causa della mancanza di autonomia;

Ferita da umiliazione: un genitore o entrambi si sono vergognati del figlio pubblicamente. Il bambino si è sentito mortificato, sminuito, degradato. La ferita da umiliazione genera comportamenti inconsci di mortificazione e dolore. L’umiliato si mette a disposizione del prossimo totalmente fino a sminuirsi. Ha un corpo grasso o tendente a ingrassare;

Ferita da tradimento: il bambino ha sofferto nel non vedere soddisfatti i suoi bisogni affettivi basilari da parte del genitore di sesso opposto. La maschera (o reazione) è un comportamento controllante che lo porta compulsivamente ad affermare sé stesso. Ricerca ossessivamente la leadership, gli onori e le affermazioni di forza. Il corpo è muscoloso, seduttivo, forte;

Ferita da ingiustizia: generata dalla freddezza del genitore dello stesso sesso. Ciò ha causato insensibilità e mancata espressività. La maschera che è costretto a indossare è quella della rigidità, che lo porta a essere intransigente con sé stesso, celandosi dietro una positività forzata. Il suo comportamento sfocia molte volte nel controllo e nella freddezza. Il suo corpo è perfetto, ben proporzionato e curato. Ha nel complesso una struttura rigida.

Queste ferite sono generate da zero a sette anni. E nella nostra esistenza è raro poter affermare di aver sofferto soltanto di una ferita. E’ molto diffuso il fatto che si siano attraversate almeno due o tre ferite ( o anche tutte e cinque) in fasi differenti della vita. Ed è anche possibile (raro, ma possibile), che la gran parte di queste ferite siano state risolte (attraverso elaborazioni inconsce). C’è un diverso livello di profondità delle ferite per ciascuna personale esistenza. Ma tra le stesse ferite c’è un diverso livello di gravità (per esempio la ferita da rifiuto è molto grave perché riguarda il diritto di essere al mondo).

Ora non ti chiedo di sapere esattamente quale siano le ferite attive nella tua vita ma di cominciare a percepire quale energia sia racchiusa in questo evento. Questa energia se inconsapevole può essere utilizzata (o meglio dissipata) per mantenere una maschera, per utilizzare atteggiamenti e attitudini meccaniche e condizionati. Oppure può essere, se resa consapevole, utilizzata per lo sviluppo di vero e proprio salto di coscienza. Riesci ora ad accorgerti della tua energia intrappolata in uno stato di inconsapevolezza. Puoi vedere le tue maschere maggiormente utilizzate, i tuoi comportamenti reattivi e fuori controllo, i tuoi corpi di dolore che emergono repentinamente?

La ferita se non guarita e opportunamente cicatrizzata può influenzare profondamente la tua esistenza facendoti sentire vittima degli eventi, degli altri e di te stesso. Quello che devi chiederti sempre è di quali e quanti condizionamenti sei vittima e quale maschera oggi stai indossando prevalentemente? Quanto sei vittima del giudizio e dipendi dall’approvazione altrui..Quanto c’è di autentico, spontaneo, naturale nei tuoi comportamenti e quanto invece è condizionato, frutto della paura o del giudizio.

Tutte le ferite hanno una specifica funzione: quella di collegarti agli archetipi, ai principi primi e quindi alla tua energia originaria. Dal caos può nascere un nuovo ordine, una nuova opportunità di vita maggiormente in sintonia con tutto ciò che sei. Osserva con compassione, consapevolezza e senza giudizio dove le ferite ti hanno portato e stanno portando. Questa sarà una delle azioni più importanti della tua vita.

Sai che abbiamo creato una nuova metodologia che ti accompagna verso il destino? Guarda qui 4 segni del destino

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Luigi Miano
Luigi Miano
Life e Spiritual Coach, ricercatore nel campo dell’evoluzione e della consapevolezza dell’essere umano. E’ impegnato da anni, nello studiare e mixare conoscenze di ogni epoca e provenienza e creare percorsi divulgativi e di liberazione interiore accessibili a chiunque. E' dotato di forte senso pratico e la sua missione è quella di fornire strumenti di applicazione quotidiana. Il suo è un linguaggio semplice, ricco di metafore ed accessibile a molti.
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