Sostenibilità

Come creare una comunità, sul modello di San Benedetto

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Nel 500 D.C., in un’epoca di crolli del più grande Impero mai esistito (quello romano) e in cui si vivono fasi difficilissime (in particolare dopo la morte di Teodorico). In quest’epoca di saccheggi, carestie, povertà estreme, ingiustizie e violenze c’è un grande personaggio che si staglia sopra tutto con il suo pensiero: San Benedetto da Norcia.

Questo grande Santo ha una visione che potrebbe sembrare fuori luogo rispetto ai tempi o forse utopistica come accade a chi è in anticipo: vuole costruire una grande comunità modello che sia di esempio e ispirazione, sia spirituale che materiale. Una comunità autosufficiente e che non risenta dell’enorme crisi del contesto geografico.

Prima tenta senza successo di costituire la sua comunità a Subiaco. Ma non ci sono i presupposti.

Parte, successivamente, con un gruppo di fedeli senza sapere esattamente dove andare ma ha il sogno, ha il progetto e la visione. Cerca di comunicare il sogno soltanto a chi può essere pronto a recepirlo ma sa che è difficile farlo vivere soltanto in un mondo di idee.

Individua Montecassino, o meglio il punto più alto di Montecassino e non è casuale, come la location più appropriata per costruire il primo modello di Comunità a gestione avanzata dei benedettini. Questo modello durerà tantissimo e sarà replicato

Molti studiosi e manager hanno tratto spunto da questa organizzazione per poter migliorare l’efficienza e efficacia delle organizzazioni aziendali. Io trovo queste “regole” di San Benedetto di una attualità che lascia sgomenti. E penso alla costruzione non tanto di una realtà aziendale (sulla base degli antichi principi capitalistici ormai completamente superati), quanto a una Nuova comunità ispirata ai principi del Nuovo Mondo.

San Benedetto pensa a un modello di costruzione della Comunità ben architettato, direi perfetto. Egli segue con prudenza dei passi ben precisi, è meticoloso, metodico. Vediamo insieme quali sono i passi per la costruzione di questo modello.

PASSO NUMERO UNO: San Benedetto ha una chiara visione, sa dove vuole giungere attraverso il suo progetto e lo conosce con grande precisione. Il caposaldo per la costruzione di una Comunità (o in senso generale organizzazione) in questo momento storico così delicato è sapere il perché si sta decidendo di crescere una organizzazione. Il perché viene prima del come e del dove. Il perché è l’architrave della struttura. San Benedetto comunica a chi è pronto la visione. Inoltre articola a livelli più bassi la Missione dell’organizzazione, ossia di cosa essa si occuperà con precisione e qual è il suo significato.

Saper con precisione il perché e imprimerlo nei cuori dei seguaci sarà di grande ispirazione e darà la forza per superare le enormi prime difficoltà.

Inoltre darà la possibilità a ciascuno di sentirsi parte attiva, contributore e quindi coinvolto in massima parte. All’interno di questa energia emergeranno i talenti e le capacità di ciascuno.

PASSO NUMERO DUE: Il Santo sa che è difficile trasferire un sogno soltanto a parole perché esso rimanga nei cuori degli uomini. Occorre far vedere qualcosa di realizzato nella materia e allora coinvolge i suoi seguaci nella realizzazione materiale dell’Abbazia di Montecassino. Ossia porta nella materia ciò che risiedeva nel mondo dello spirito e delle idee. Inoltre egli incarna le sue idee e diviene esempio di vita. Ecco che il coinvolgimento diventa sempre più forte e l’energia sale. Le regole di San Benedetto in alcuni casi scendono nel dettaglio in maniera meticolosa facendo comprendere che non c’è solo spirito in questa impresa ma molta realizzazione materiale.

PASSO NUMERO TRE: San Benedetto stabilisce i valori che costituiscono la guida ai comportamenti all’interno dell’abbazia. E quindi in primis l’obbedienza intesa come attenzione profonda, ascolto, comprensione e condivisione. Obbedienza significa sentire di far parte di un sogno comunitario e non soltanto individuale.

Il silenzio e l’umiltà che ci riportano all’essenza e alle radici profonde dell’essere umano. Questi due valori sono oggi quanto mai richiesti. Isolarsi rispetto ad una informazione prepotente, manipolativa, inessenziale per giungere a trovare dentro ciò che conta, la radice dell’essere, la vera spiritualità. Cercare risposte dal dentro e non partendo dal di fuori. Uscire dal caos, dalla confusione, dal turbine della violenza.

PASSO NUMERO QUATTRO: la regola detta i principi di una leadership innovativa (sembrano veramente principi scritti oggi). In primis essere in grado di guidare sé stessi prima degli altri. Essere leader umani e flessibili, che prestano particolare attenzione allo stato di coscienza di ciascun partecipante alla vita comunitaria. Il leader è particolarmente attento al funzionamento degli ingranaggi della macchina in toto e allo stesso tempo ai valori e talenti individuali. Una vera e propria COMUNITA’ CELLULARE. In questa perfetta macchina organizzativa l’essere umano sarà esaltato nelle sue capacità e talenti personali, troverà l’humus per esprimere sé stesso al meglio (quanto è distante questo concetto da ciò che ci circonda oggi che tende a svilire l’essere umano e a renderlo dipendente).

PASSO NUMERO CINQUE: il più famoso: Ora et labora. San Benedetto si preoccupa di trovare la giusta via di mezzo tra la tensione spirituale verso Dio e il non rimanere in ozio per giornate intere. Direi che opta per un 50% di pratica spirituale e il 50% di pratiche lavorative prevalentemente manuali. Che ne pensi potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle nostre giornate il trovare questo sano equilibrio tra le due aspirazioni? Quanto oggi siamo invece sbilanciati o dall’una o dall’altra parte?

C’è una esperienza che noi proponiamo e che molto umilmente potrebbe essere un primo passo di avvicinamento verso questo splendido modello di San Benedetto, se sei incuriosito clicca qui Corso vita di comunita’.

Siamo giunti al termine di questo post così possente da sembrare quasi un mini e-book. Ti ho donato queste informazioni con il cuore, vuoi donarle anche tu condividendole e facendo girare una informazione così importante?

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Luigi Miano
Luigi Miano
Life e Spiritual Coach, ricercatore nel campo dell’evoluzione e della consapevolezza dell’essere umano. E’ impegnato da anni, nello studiare e mixare conoscenze di ogni epoca e provenienza e creare percorsi divulgativi e di liberazione interiore accessibili a chiunque. E' dotato di forte senso pratico e la sua missione è quella di fornire strumenti di applicazione quotidiana. Il suo è un linguaggio semplice, ricco di metafore ed accessibile a molti.
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4 Commenti
  • Luigi Miano Apr 30,2016 at 6:45

    Ciao Alessandro scusa il ritardo nella mia risposta.
    Non vogliamo chiaramente creare un monastero sanbenedettino.
    La storia di San Benedetto è di fortissima ispirazione e di grande energia.
    Noi abbiamo ben chiaro il progetto nei nostri cuori.
    Innanzitutto prove di vita comunitaria serve a far stare insieme
    persone di tutta Italia che sono connesse alla forma pensiero
    del Nuovo Mondo. Almeno una volta l’anno ci si incontra, si sta insieme
    e ci si riempie di energia.
    In secondo luogo diamo forma ed energia alla futura realizzazione della
    comunità fisica.
    Sia ben chiaro non sarà la comune anni 60.
    Ciascuno costruirà la sua forma comunitaria sul suo territorio, ma
    saremo connessi tra di noi (una sorta di network delle comunità).
    Non crediamo che sia possibile di punto in bianco lasciare i centri abitati
    e isolarci nelle campagne. Sarà tutto molto graduale e rimarremo
    collegati in ogni caso con le città. Il progetto è complesso e di lunga durata.
    Richiede una preparazione spirituale e mentale.
    In ogni caso prove di vita comunitaria è soltanto una tappa di un percorso
    di rinascita spirituale. Chiaro?

  • Angela Crincoli Apr 12,2016 at 22:17

    Bellissimo !!!

  • Alessandro Anania Apr 12,2016 at 22:05

    Il commento,in fin dei conti, corrisponde ad una domanda.
    E’ chiaro che hai individuato i capisaldi dell’esperienza benedettina e ne sei attratto, ciò che non capisco bene è se vuoi realmente realizzare qualcosa di simile (e stai condividendo con “noi” questa possibilità) senza però entrare in un convento benedettino, e a cosa serva esattamente il corso l’esperienza di vita comunitaria , se poi rimane fine a se stesso, senza un prosieguo o un progetto. A parte l’esperienza in sè che può benissimo valere tantissimo, beninteso;)!

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